Castello di Montericco e territorio balsamico

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Territorio a vocazione balsamica

Queste colline fertili che non trovano rivali nei terreni brulli al di là del Tresinaro e al di qua del Crostolo, saranno state identificate ed apprezzate certamente dagli abitanti della vicina pianura di Reggio Emilia come vere e proprie montagne di prosperità e di ricchezza e “battezzate” genericamente come i “monti ricchi”.

Sotto quel nome montis richi (al plurale), sono rintracciabili anche su antiche pergamene.

Parola che localizza un grande territorio,inserito tra Borzano e Albinea,che va dal Rio Groppo, confine naturale verso Borzano, alla parte opposta, verso ovest, che dal Cavazzone costeggiando il Rio Lavezza, arriva fino a Roncosano.

Per questo motivo abbiamo scelto di utilizzare i nomi di alcune delle località di Montericco per i condimenti dell'acetaia tradizionale, prodotti con il rispetto della tecnica e della storia del luogo.
(Castello, Giareto e Cà del vento).

Il Castello di Montericco

Il Castello di Montericco è nominato nei documenti come feudo dei Manfredi nel lontano 1367. Il Castello sorge su un piccolo poggio che inizia anticamente chiamato Bazzano (sul quale ora è eretta la nuova chiesa di Montericco)e va a innestarsi alla catena preappenninica fra Albinea e Borzano. Il castello poteva dominare a settentrione e a levante su un ampio tratto di pianura.

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Cartolina vintage del castello di Montericco. Fonte pro-loco Albinea.

Osservando la configurazione attuale del territorio e i resti esistenti, si può facilmente conoscere come le difese del castello fossero disposte in due ordini:uno più basso era formato dalla scarpata del poggio, tagliata a picco, in modo da evitare una facile scalata. Questa difesa circondava tutto intorno il castello. La seconda era una vera e propria cortina in muratura di pietra medello spessore di oltre un metro, probabilmente merlata. L'accesso principale alla rocca era sul lato di mezzogiorno chiuso da torre e ponte levatoio; le fondazioni di questa costruzione si osservano tuttora.

In tempi moderni venne costruita una strada detta castellana che dal basso portava alla “colombara” Questa strada proseguendo si innesta all'altra dell'oliveto e porta alla chiesa vecchia. Il restauro recente ha permesso di ripristinare completamente il castello nella sua forma primitiva, liberandone da aggiunte interne e consolidandolo all'esterno, nelle fondazioni e nella muratura.

L'architettura del castello

Il castello è a pianta rettangolare irregolare e ha all'angolo nord-ovest una torre merlata, provvista di piombatoi. Si accede al piano terreno da una scala esterna, in pietra, che immette nella sala d'ingresso ampia e alta con soffitto in legno cassettonato, ancora in buono stato di conservazione. Dalla sala parte la scala per i piani superiori e in un angolo si apra una botola difesa da un robusto coperchio ferrato, che mediante una scaletta arriva al sotterraneo costituendo un'angusta prigione.

La torre, di poco più alta del resto, è costituita da solida muratura, l'uso di essa si limita alla piccola piattaforma di cima.

Altri luoghi di interesse nelle colline di Montericco

Il Giareto

Riprendendo il sentiero Anello Cà del Vento si raggiungerà alla località Giareto dove sarà possibile ammirare una splendida veduta verso la zona Matildica. Svoltando a ovest in direzione Montericco, si abbandonerà il sentiero per imboccare prima via Scaparra e poi via Castellana da qui fantastici querceti da cui il nome giareto in dialetto riprende la presenza delle ghiande.

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Prati stabili e boschi di roverella nella campagna del Giareto.

Cà del Vento

Cà del Vento si trova al confine con Viano ed è da più di un secolo legata al nome del Cav. Alberto Pansa che qui fece costruire la sua residenza.

Da qui si ha una fantastica veduta su tutta la città ed è un luogo conosciuto come l'antenna per ammirare le stelle gustando grigliate.

Dal sentiero Anello Cà del Vento (sentiero CAI N. 614) giungendo fino ai “Sassi Dondolo” installazioni artistiche realizzate con l’impiego di materiali naturali. Quest’area è connotata da un elevato valore naturalistico che le è valso il riconoscimento da parte della comunità europea di “Sito di Interesse Comunitario” (SIC). La valenza di Sito di Interesse Comunitario ne consente l’inserimento all’interno della rete ecologica a livello europeo - Rete Natura 2000 – che punta a tutelare e preservare gli Habitat.

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Il crinale boscoso di Cà del vento all'imbrunire.

La tana della Mussina

Il percorso prosegue poi verso est, lungo un sentiero che costeggia e attraversa un bosco per giungere alla famosa Tana della Mussina. Dopo una breve sosta si riparte verso gli scavi archeologici nella rupe del Castello di Borzano. Detti scavi sono stati effettuati dal Gruppo Archeologico Abinetano, sotto la direzione della Soprintendenza Archeologica di Bologna; ed hanno portati alla luce numerosi reperti, in parte già restaurati ed esposti presso il Centro di Educazione Ambientale Gessi Messiniani con sede Borzano.

Visita anche la pagina dei condimenti dell'acetaia di che prendono il nome da questi luoghi.



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